Gli influencer AI alla conquista del mercato - Weagroup

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Gli influencer AI alla conquista del mercato: marketing del futuro o illusione digitale?

Analisi del fenomeno degli influencer creati con l’intelligenza artificiale: i vantaggi, i rischi e il paradosso di un successo che sfida la nostra sete di genuinità.

In un momento in cui il pubblico chiede sempre più autenticità agli influencer — rifiutando filtri eccessivi, ostentazione di vite perfette e collaborazioni poco credibili — continua a crescere, quasi in controtendenza, il fenomeno degli Influencer AI. 

Personaggi digitali, noti come influencer virtuali o digital influencer, che sembrano e si comportano come esseri umani replicandone l’aspetto e talvolta anche il carattere. Presenti per lo più sui social media, promuovono marchi, prodotti e stili di vita, esattamente come fanno gli influencer reali.

Ma come è nato questo fenomeno?

Come spesso accade nell’universo digitale, l’uso degli influencer AI non ha avuto un’origine precisa, ma è piuttosto il risultato di una graduale convergenza di tendenze tecnologiche e di marketing.

Alla base di tutto ci sono i significativi avanzamenti nell’intelligenza artificiale, in particolare nella generazione di immagini, nel linguaggio naturale e nell’apprendimento automatico, che hanno reso possibile la creazione di avatar digitali non solo visivamente realistici (anni luce dai semplici avatar 2D che forse qualcuno di voi utilizzava su MSN Messenger), ma anche capaci di interagire in modo incredibilmente più sofisticato.

Tutto ciò combinato con l’evoluzione della tecnologia grafica 3D e con la consolidazione dell’influencer marketing come strategia di marketing efficace.

Il dilemma dell’Influencer: umano o virtuale? Vantaggi e svantaggi a confronto

La scelta tra un influencer umano e uno virtuale implica approcci strategici molto diversi tra loro. L’influencer umano ha già una community, uno stile e una personalità definiti: il brand si inserisce in questo ecosistema, adattandosi per sfruttarne il valore. Un influencer AI, invece, viene costruito da zero, ma consente un controllo totale su ogni aspetto — dall’estetica al tono di voce — offrendo una coerenza quasi impossibile da ottenere con una persona reale.

Si tratta di una soluzione che richiede pianificazione e competenze specifiche: non basta scegliere un look accattivante o copiare un volto famoso, ma è necessario definire il target, i valori, la personalità e lo stile comunicativo, oltre a creare e gestire l’intero progetto.

I vantaggi sono numerosi: pieno controllo sul messaggio, disponibilità costante, costi più prevedibili nel lungo periodo e possibilità di creare grandi quantità di contenuti (molto utile nel caso di e-commerce). Inoltre, grazie ai dati, è possibile modellare l’influencer su segmenti di pubblico specifici, ottenendo un targeting preciso e posizionando il brand come innovativo.

Un vantaggio da non sottovalutare – soprattutto alla luce dei numerosi scandali e “shitstorm” che hanno coinvolto personaggi di ogni calibro negli ultimi anni – è la drastica riduzione, se non l’eliminazione completa, di dichiarazioni controverse, comportamenti imprevedibili o crisi reputazionali in grado di danneggiare l’immagine del brand. Tra i limiti, invece, il rischio di una connessione emotiva più debole: gli Infuencer AI mancano di spontaneità, fanbase consolidate e capacità di esprimere emozioni autentiche. 

Infine, c’è il rischio di cadere nel fenomeno dell’“uncanny valley”: la sensazione di disagio ed inquietudine che le persone provano di fronte a ciò che sembra, ma non è del tutto, umano. 

Volti (virtuali) che conquistano i Brand: esempi di Influencer AI di successo

Dalla moda all’automotive, sono già molti i brand noti che hanno scelto di collaborare con influencer AI: tra questi Coca-Cola, BMW, Prada, Ikea, Puma, Hugo Boss e Samsung. Ecco alcuni tra gli influencer AI più noti:

  • Lil Miquela: “nata” nel 2016 dalla startup americana Brud, Lil Miquela è un’influencer virtuale di 19 anni di origini brasiliane e spagnole. Il suo profilo Instagram è caratterizzato da immagini che la ritraggono in vari contesti di moda e lifestyle, spesso indossando capi di marchi prestigiosi. Questa esposizione le ha permesso di collaborare con brand di alto profilo come Prada, Chanel e Nike, e perfino di intraprendere una carriera musicale.
  • Shudu Gram: riconosciuta come la prima supermodella digitale al mondo, Shudu Gram è stata creata nel 2017 dal fotografo britannico Cameron-James Wilson. Raffigurata come una donna di origini africane, ha guadagnato popolarità quando il marchio Fenty Beauty di Rihanna ha condiviso una sua immagine. Successivamente, ha collaborato con diversi marchi di moda e bellezza come Oscar de la Renta e Balmain.
  • Imma: Imma è una modella virtuale giapponese che ha collaborato con diversi brand. Una delle sue collaborazioni più significative è stata con IKEA Giappone nel 2020, che l’ha vista inquilina di un appartamento interamente allestito con mobili e accessori del noto marchio svedese.
  • Francesca Giubelli: È la prima influencer virtuale italiana ad aver ottenuto la spunta blu di verifica da Meta.

Il fenomeno Influencer AI: prospettive e criticità

Il crescente successo e le ampie potenzialità degli influencer AI non possono che andare di pari passo con perplessità e criticità sull’intero fenomeno.

Primo fra tutti il rischio di confondere il confine tra reale e virtuale, rendendo meno trasparente la comunicazione commerciale e alimentando dinamiche di marketing comprensibilmente percepibili come poco autentiche.

Sul piano etico, diventa fondamentale chiarire sempre la natura artificiale di questi personaggi e riflettere sull’impatto che potrebbero avere sull’economia dei content creator in carne e ossa. Scegliere un influencer umano, infatti, significa anche sostenere una comunità fatta di professionisti reali che investono tempo, talento e autenticità nella creazione di contenuti.

Gli influencer AI rappresentano quindi una frontiera in rapida trasformazione, ricca di potenzialità ma non priva di complessità. Per i brand, la chiave sarà adottarli in modo strategico, responsabile ed etico, assicurandosi che restino sempre aggiornati e rilevanti per il proprio pubblico.

In conclusione, se i vantaggi sono indubbiamente molti, a decretarne il reale successo di questo fenomeno sarà, come sempre, la risposta dell’utente finale.

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